Lo storico salvataggio, o meglio “Salvamento” di Garibaldi e il capitano Leggero nella Maremma Toscana del 2 settembre 1849, è stato rievocato a Cala Martina di Scarlino, sabato 28 settembre dalla sezione di Arezzo dell’ANVRG insieme al “Coordinamento Nazionale Associazioni Risorgimentali”, “Comitato Maremmano per la tutela dei valori risorgimentali”, con il patrocinio della Regione Toscana e la partecipazione dei rappresentanti delle Amministrazioni Comunali di Scarlino, Gavorrano e Follonica.
Ernesto Ferrini, socio dell’Associazione “Il Risorgimento a Cala Martina”, presidente della Sezione di Arezzo ANVRG nonché consigliere Nazionale, ha tenuto la commemorazione ufficiale.
Dopo la presentazione del presidente Roberto Baldi (Risorgimento a Cala Martina) e l’intervento del segretario Mino Consumi, sono seguiti i saluti dei rappresentanti delle Amministrazioni del territorio, che hanno manifestato la loro soddisfazione e la loro gratitudine per la realizzazione della manifestazione.
Ernesto Ferrini, nel suo intervento ha ricordato come Garibaldi e Leggero, si imbarcarono a Cala Martina diretti a Porto Venere (dove arrivarono il 5 settembre) con scalo all’isola d’Elba, alle ore 10 del 2 settembre nella barca mercantile ” Madonna dell’Arena” di Paolo Azzarini, che non volle niente in cambio. L’ imbarco sulla spiaggia di Scarlino era stato predisposto dal patriota Pietro “Giccamo” Gaggioli di Follonica. Garibaldi salutò i patrioti maremmani, che lo avevano protetto e aiutato, straziati sì, ma non fiaccati dandosi appuntamento a tempi migliori.
In questa rocambolesca fuga, braccato dagli austriaci, dalle truppe papaline e dagli sbirri del Granduca Leopoldo, Garibaldi fu aiutato anche da due patrioti aretini: l’ing. Enrico Sequi di Castelfranco di Sopra (Arezzo) incontrato al Mulino di Cerbaia in Val Bisenzio il 26 agosto; e Giuseppe Barbagli di Arezzo. Il Sequi, a cui per riconoscenza Garibaldi donò l’anello di Anita, fu fondamentale per il “Salvamento” come Angiolo Guelfi, a cui donò il suo pugnale.
L’episodio di Cala Martina è un grande esempio di impegno politico e civile, ha sottolineato Ferrini, per un’Italia libera, indipendente e unita: questo era il Risorgimento, vissuto con grande slancio ed entusiasmo dai patrioti maremmani per salvare Garibaldi e Leggero. In pratica dal 25 al 31 agosto attraversarono tutta la Toscana: dal Mugello a Prato, Poggibonsi, Volterra, Pomarance. Il 1° settembre 1849 alle ore 23 arrivano a Monterotondo Marittimo, entrando nel Grossetano. Da lì a Massa Marittima, dove i patrioti Massetani li accompagnarono a Casa Guelfi nel piano di Scarlino e da qui a Cala Martina per l’imbarco del 2 settembre, secondo un piano di fuga perfetto predisposto da Angelo Guelfi, un patriota, già capitano della Guardia Civica creata e diretta dal prof. Ferdinando Zannetti di Monte San Savino (Arezzo) tempo addietro nella Repubblica Toscana del Guerrazzi, in quel momento in carcere a Volterra.
“Noi oggi siamo qui, – ha concluso Ferrini – per non perdere la memoria di questo storico SALVAMENTO, tappa fondamentale del nostro Risorgimento, e a ricordare il sacrificio, l’umanità e la solidarietà dei patrioti Italiani a rischio della propria vita. E la funzione della memoria è la trasmissione di questi valori, che oggi sono a fondamento della nostra Costituzione Repubblicana, ma in definitiva alla base della civiltà e del progresso sociale e culturale dell’Umanità tutta”.
Ernesto Ferrini

